Lettere da un ammutinamento

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Lettere da un ammutinamento è appena uscito e quella qui sopra è la sua copertina. L’ho presentato lunedì 19 agosto sulla terrazza dei Bagni Moby Dick, ad Albisola, davanti a un pubblico molto più numeroso di quanto mi aspettassi. Questo mese arriverà in libreria, e di lì a poco cominceremo un tour di presentazione.

C’era un sacco di gente ed io, per la prima volta, mi sono emozionato a parlare in pubblico. Ho letto alcune poesie, che non avevo mai letto ad alta voce – nemmeno in privato, nemmeno da solo. Tutto è stato strano e molto bello. Ancora adesso le sensazioni sono quelle: strano e bello.
Quella di lunedì scorso è stata una sorta di “data zero”, come quando una band presenta il nuovo album davanti al pubblico amico dei fans club. Per vedere l’effetto che fa. Ascoltare la tua voce che fa vibrare l’aria in una notte estiva. Le facce che hai davanti. Il suono delle parole delle tue poesie. Ritrovarsi su un divanetto con la coda di amici che ti chiedono una dedica sul tuo libro.

Lettere da un ammutinamento era un blog. Anonimo. Ed ora è diventato un libro. E c’è su il mio nome.
La poesia è una cosa strana, una dimensione intima, un lato di te che spesso – molto spesso nel mio caso – mal si concilia con il resto della tua persona e con quello che chi ti sta attorno vede di te. Parlarne non può, per forza di cose, essere facile. Mai. Qualcuno viene e mi dice quel che ne pensa, qualcuno mi chiede, qualcuno mi fa i complimenti. Tutto è bello e allo stesso imbarazzante e gratificante e complicato. Parlare di poesia dopo mesi in cui il mio cervello ha pensato solo a ombrelloni e cocktail. E parlare delle mie poesie, che se avessi saputo dire quelle cose in un modo differente, probabilmente non le avrei scritte. Ma è bello capire cosa ne pensa chi le legge, cosa piace, cosa suscita quello che hai scritto. Cose che non ti aspetti, sensazioni nuove, letture inaspettate. La dimensione per ora è quella piccola di uno stabilimento balneare, di una piccola cittadina, ma – in fondo – c’è dentro un mondo e se tutto questo si svolgesse in un ambito più ampio, le sensazioni rimarrebbero le stesse. Solo forse amplificate, un po’.

Cosa c’è dentro Lettere da un ammutinamento? Amos Oz ha scritto, in sostanza, che un autore, in tutte le pagine che scrive, non può che metterci qualcosa di sè: esperienze dirette, oppure lette, viste, sentite, narrate, inventate, ma pur sempre cose che gli sono passate attraverso e che hanno trovato una forma – e solo quella – per uscire. Trasfigurate in poesie, nel mio caso.
Ho deciso di pubblicarle dopo un lungo processo di adattamento all’idea che qualcuno avrebbe potuto davvero leggerle. Perchè anche dopo averle scritte ci vado moderatamente d’accordo. Perchè di tante non ricordo l’occasione e neppure quando le ho scritte e cosa volessi dire, ma rileggerle mi ha suscitato delle sensazioni, come se le avesse scritte un poeta vero.
Ho parlato di questo, ho spiegato il perché del titolo e come sono arrivato a pubblicare con HabanerO. Poi ne ho lette quattro, a voce così bassa e masticata che le ho sentite a malapena io. Mi dovrò allenare, ma sarà bello.

Dopo Lettere da un ammutinamento, BuenaVistaSocialPub. Col mio nome. Cosa ci finirà dentro ancora non lo so e, d’altra parte, non le ho mai sapute – prima – questo genere di cose. So solo che avevo bisogno di un altro posto dove andare avanti a scrivere ed eccolo qua. Storie, poesie, ammutinamenti, messaggi in bottiglia, diari di viaggio, navigazioni, birre sigari balli bicchieri di rum.
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