Ma dov’eri finito?

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Una vecchia canzone punk degli anni in cui andavo al liceo, che qualche amico dell’epoca ricorderà, iniziava con questo botta e risposta surreale:
Ma dove sei stato tutto questo tempo?
Sono stato a casa con la tracheite.
Una scusa come un’altra per giustificare un’assenza prolungata. Quasi due mesi senza postare niente di nuovo, nei tempi dei blog, sono effettivamente “tutto questo tempo”: considerato che non ho avuto la tracheite, che cosa ho fatto in questi due mesi? Ammesso che ci sia qualche lettore interessato a tale risposta – fosse anche uno solo, è giusto dargliela – racconterò brevemente quello che ho fatto. Riassumendo: ho perso un sacco di tempo cercando di sprecarne il meno possibile.
L’ultimo post parlava di Alpi: lì sono rimasto, ho lavorato e ho fatto qualche altro piccolo passo verso le montagne, pratico e teorico, in vista di progetti – sogni? – più o meno lontani. Per ora, più che altro, sono idee. O necessità. Tutte le cose grandi – non in senso assoluto, ma personalmente grandi: i traguardi che ci poniamo o le cose che sogniamo di fare – passano per piccoli aggiustamenti, prove, allenamenti: gradini da salire uno ad uno. È una cosa che ho capito e ammesso solo ultimamente e alla quale, anni fa, non volevo mai arrendermi. Forse tuttora non ne sono convinto al 100%, ma almeno ho capito che così facendo ci si tiene in movimento e si evita la pigrizia che molto spesso fa naufragare i progetti prima ancora che possano partire. Comunque: ho fatto qualche passo di avvicinamento alla montagna, innanzitutto.
Poi ho perso un altro po’ di tempo in cose dispersive e di poca utilità pratica, ma nuove per me.
Ho anche scritto, ovviamente, e pure molto. Molti frammenti, cose da far decantare e poi eventualmente riordinare, quando verrà il loro momento.
Infine ho lavorato a un’altra idea grande, circa un lungo viaggio in Vespa, di cui vado parlando in giro da un po’: fondamentalmente, per convincere me stesso che sia fattibile e mettermi nelle condizioni di essere obbligato moralmente – sempre con me stesso – a partire. Ho cominciato sistemando il mezzo, studiando le cartine, preparandomi all’idea.
Mi restano pochi giorni prima dell’inizio della stagione lavorativa estiva. Una parte di me mi invita a godermi casa, letto, mattinate di lungo sonno, prima di ricominciare. Ma le idee – quelle che una volta entrate nella testa continuano a bussare e ti danno il tormento – richiedono qualche altro passo, qualche altra prova di avvicinamento. Dunque, cercherò di sfruttare il tempo a disposizione. Lo zaino è pronto per la partenza di domattina. Non ho ancora deciso con che mezzo e con quale destinazione, ma il bagaglio resta pressoché lo stesso. Dunque suonerà la sveglia e deciderò dove e come andare in giro, per fare qualche passo in più verso i prossimi progetti, le prossime immagini e le nuove storie da raccontare.
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