#EUROVESPA

IMG_0018

Albisola, km 0,00

E così è di nuovo ora di partire. I preparativi sono in dirittura di arrivo e già inizio ad assaporare il momento in cui varcherò la porta di casa e il viaggio avrà finalmente inizio. Anche se sarà un po’ diverso dalle altre volte.

Sono stati preparativi più complicati del solito, perché sarà un viaggio diverso dal solito. Ci sarà di mezzo un blog su una testata giornalistica on-line, ci saranno di mezzo dei comunicati stampa e, soprattutto, ci sarà di mezzo il Guinness World Record.

Quando nasce un viaggio? Difficile dirlo con certezza: tante immagini, voci, suggestioni, concorrono a mettermi in testa un’idea. Un’idea che spesso resta lì a lungo, in qualche angolino della mia testa, sommersa da mille altre cose più o meno frivole, più o meno quotidiane, e intanto si arricchisce, cresce, ogni tanto fa capolino come a mettermi in guardia: ehi, sono ancora qui, non pensare di dimenticarmi; ormai ci sono; ormai ci devi provare. Allora provo a ricostruire e mi vengono in mente due passaggi importanti.

Sono passati diversi anni da quell’estate. Passavo le serate a studiare le guide Routard del Sud America, per preparami al viaggio che avrei fatto a fine stagione. Il primo grande viaggio. Nella stanza accanto c’era Denny, il mio amico e coinquilino, che faceva la stessa cosa ma con la guida dell’Australia. Ogni tanto mi alzavo e lo andavo a trovare e ci scambiavamo impressioni e idee.

  • Che cos’è?

Sul suo comodino c’era un libro dal titolo curioso: “Brum Brum”.

  • La storia di un tizio che ha girato il mondo in Vespa.

  • Posso prenderlo?

  • Sì, sì, l’ho finito.

Il mio incontro con Giorgio Bettinelli. Non c’era solo l’impresa in quel libro. C’era un uomo. C’era il racconto. C’era la strada. C’era un modo di rapportarsi al viaggio, agli incontri, una maniera di affrontarlo, una sincerità nel percorrere l’avventura che mi colpirono. I suoi libri mi hanno insegnato a viaggiare, anche se, finora, non in Vespa.

Un paio d’anni dopo il mio vecchio scooter sbuffa e mi abbandona. Avevo urgente bisogno di due ruote. Mi proposero una Vespa PK50. Non avevo mai guidato una moto a marce perché, diciamo la verità: sono tutto meno un motociclista; ho avuto il primo scooter a 18 anni, dopo la patente, non ho mai fatto grandi viaggi – al massimo qualche motorata goliardica con gli amici – e non le guido nemmeno molto bene, le due ruote. Però mi serviva quella dannata Vespa. E costava poco.

Avevo una Vespa, e avevo anche un mito. Da quel momento in poi sono arrivare le traiettorie, gli itinerari. Le linee su Google Maps che si snodavano lungo la mappa del mondo.

Inizialmente pensavo ai Balcani. Perché mi affascinavano e credo di avere un debito storico nei confronti di quelle zone: una guerra dietro l’angolo, mal raccontata, piena di imbrogli; piena di sofferenze e atrocità, a un passo da casa, mentre la mia vita scorreva tranquilla. Volevo vedere Sarajevo, volevo vedere Mostar. Anche adesso, a distanza di tanto tempo. Poi è arrivata Istanbul, una città che desidero visitare da tempo; ma ho sempre voluto arrivarci via terra: vedere come cambia, chilometro dopo chilometro, il mondo verso oriente.

Intanto mi è tornato alla memoria, da un antico passato, Cipriano Colombini, Capitano del Regio Esercito Italiano, morto nel campo di concentramento di Beniaminow, in Polonia. Una foto. Un nome. Un racconto in “Diario clandestino”, di Giovanni Guareschi. Una storia da ricostruire, ma prima da guadagnarsi: a partire da là, dov’è stato sepolto. Lo scorso anno stavo per prenotare un volo low cost per Varsavia. Poi ho detto: no, io là ci devo arrivare, non atterrare.

I chilometri da Istanbul sono tanti e freddi, ma ho deciso di percorrerli.

Nel frattempo è arrivata anche l’Europa. Sulla mappa, guardando e riguardando e rendendomi conto di aver visto tanto al di fuori dei suoi confini e poco all’interno. È arrivata con i libri di Paolo Rumiz, con gli amici che andavano in Erasmus o si trasferivano a Londra, Parigi, Madrid. È arrivata nelle sue mille sfaccettature: mitteleuropea, scandinava, germanica, sovietica, mediterranea, orientale, britannica. Ma sempre Europa. È arrivata riportando alla mente anni di studi e di romanzi: nomi antichi, imperi, battaglie, culture, alleanze, matrimoni, sangue, viaggi. I Normanni in Sicilia, gli i Romani dappertutto o quasi, l’Impero Austroungarico e quello Ottomano, la Slesia, la Pannonia, l’Aquitania. Le guerre antiche, quelle medievali e quelle del ventesimo secolo, le trincee lungo i fronti, le spiagge del D-Day. E immagini della mia infanzia: la caduta del Muro di Berlino, il Vlora, il crollo dell’Unione Sovietica. Infine, è arrivata l’Unione Europea: l’idea che siamo una generazione europea, che andiamo in giro coi voli low cost, senza passaporto, senza frontiere. Questo viaggio, per scoprire, provare a capire e raccontare è anche tutto questo, per me. Quanto l’Europa somigli ancora a quella dei fronti di guerra e quanto invece sia unica e unita saranno le strade a raccontarmelo. Voglio provare a toccare tutti i pesi membri, tutti quelli candidati, tutti quelli considerati possibili candidati dall’EU stessa e vedere come andrà.

Lo farò senza navigatore: cartine e indicazioni della gente, perché così faceva Bettinelli; perché è anche bello perdersi, perché se non parlo con la gente che viaggio è? Con la tenda e il sacco a pelo, tutte le volte che potrò, per risparmiare e per togliermi il meno possibile dalla strada. Con un’armonica a bocca a farmi compagnia, perché Giorgio portava la chitarra, ma lui girava con una Vespa più potente, io devo accontentarmi di qualcosa di meno ingombrante. Con lo spirito che aveva lui: devo arrivare là, ma quando e come lo scoprirò chilometro dopo chilometro, dopo ciascuna del milione di frenate, di cambiate, di accelerate, dopo ognuno delle migliaia di rifornimenti, dopo ogni curva, salita, discesa, caduta.

Alla fine è arrivato il record: ho scoperto che era possibile, che se riuscissi a completare il viaggio lo supererei. E ho deciso di provare. Così ho dovuto aggiungere ai preparativi tecnici, le email, le certificazioni, i log book dei testimoni, il tracking con il dispositivo SPOT. Qualcuno intanto si è interessato al viaggio: così è arrivato moto.it e gli articoli che, strada facendo, scriverò per loro; i comunicati stampa, le foto, i video con la go-pro.

I preparativi sono durati mesi, a partire dalla primavera scorsa ( https://buenavistasocialpub2013.wordpress.com/2014/03/10/giro-di-prova/ ) . Lenti e pigri, come al mio solito, inizialmente; febbrili e di corsa in questi ultimi giorni. Parto preparato? Non lo so. Ci sono tante strade che conosco poco o non conosco e tante cose che succederanno che non posso prevedere. Però ho fatto il possibile. Come attrezzature, come bagaglio. Ci studio da parecchio, ho fatto prove e elenchi decine di volte. Anche qui, però, se le cose sono state fatte nel modo giusto lo capirò solo strada facendo. In caso contrario, avrò modo di correggermi e adattarmi. Comunque, non parto da sprovveduto.

La Vespa invece è pronta. Motore nuovo, carburato al meglio. Nuovi i cavi, nuova la parte elettrica. I ragazzi di MOTOMECCANICA di Albisola hanno fatto un lavoro incredibile. Tante delle cose che mi saranno più utili in questo tentativo, le hanno studiate e realizzate loro. Fino a qualche giorno fa mancava il nome, adesso c’è anche quello: Peyton. Lo so: “la” Vespa. Però anche “lo” scooter. E insomma: pensando di avere a che fare con un maschio mi sento più a mio agio, visto che ci sarà da tirarsi il collo, maltrattarsi, imprecare. Qualche notte fa stavo guardando l’NFL: Denver Broncos contro San Francisco 49ers. A tre minuti dalla fine del secondo quarto la palla è sulle 8 yard, Denver è in vantaggio 14-3 e tutti aspettano solo quel momento. Terzo tentativo per chiudere il down. Non c’è fretta: si è capito che la serata sarà questa, si tratta solo di aspettare il momento giusto. Snap, palla in mano a Peyton Manning, QB dei Broncos – tutto lo stadio col fiato sospeso – lancio a destra, Demaryus Thomas la prende, touchdown. Manning diventa il QB con più passaggi riusciti in touchdown nella storia dell’NFL. Peyton Manning, che dopo 13 anni trionfali agli Indianopolis Colts, senza saltare nemmeno una partita, deve operarsi al collo. La sua storica squadra lo aspetta per un po’, poi decide di ripartire da zero. Il futuro di Manning è incerto: è finito, non riprenderà mai più a lanciare come prima, si dice in giro. Dopo 610 giorni torna in campo, ed è di nuovo lui: un campione. Fino al record di qualche settimana fa.

E così, anche tu, caro Peyton sei vecchio e ti danno per morto. Quando racconto in giro che cosa vogliamo combinare io e te, storcono il naso, ridono. Però chissà, magari anche tu, come Manning, farai un record. Se andasse diversamente non importa: ci avremo provato; però un nome benaugurante è un buon modo per cominciare.

RINGRAZIAMENTI: Lo so, solitamente i ringraziamenti si fanno alla fine, ma anche partire e provare è una cosa per me grande, che non avrei potuto fare senza l’aiuto di tutta questa gente: Giorgio Bettinelli, anche se non c’è più e non lo saprà mai; Luca e Andrea di Motomeccanica, bravissimi e creativi, che hanno messo in forma Peyton come meglio non si sarebbe potuto; la mia famiglia, come sempre; la Francesco Gambetta e tutta la sua famiglia; Paolo Belarducci e Igor d’India, indispensabili; Marco Calatroni; Ciccio Giordano e tutti i Lido Azzurro; gli amici (tanti, ma li nominerò tutti quando – chissà – di questo viaggio ne farò un libro); l’Aranca, Cito e il Molly Malone; e infine Yesenia, che è partita, ma sarà con me per tutti i prossimi sedicimila chilometri e per quelli a venire.

P.S. Ci vediamo su moto.it (mettete un bel “mi piace” sulla loro pagina facebook, così quando pubblico qualcosa lo potete seguire! Da adesso e fino alla fine del viaggio i miei articoli usciranno SOLO)

P.S. Già che ci siete, mettetelo anche sulla pagina “Eurovespa”, dove verranno linkati tutti gli articoli che appariranno su moto.it, tutta la rassegna stampa e i messaggi inviati dal dispositivo SPOT per l’aggiornamento in tempo reale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...