#EUROVESPA – E adesso?

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Celle Ligure, Km 0 – di nuovo

Ho avuto bisogno di staccare qualche giorno, far finta di niente, come se non fossi stato da nessuna parte. Gli ultimi giorni vissuti zigzagando per l’Italia, come su una nuvola, sentendomi come all’inizio del viaggio. L’arrivo a Milano, la visita al museo Piaggio di Pontedera, parcheggiare Peyton accanto alle Vespa di Bettinelli. L’accoglienza organizzata dal Comune di Celle, gli amici, il bellissimo piatto decorato da Andrea Mannuzza, amico d’infanzia e ceramista. L’ultimo “so far so good”. E poi: parcheggiare Peyton sotto casa, scaricare i bagagli per l’ultima volta, abbracciarlo e ringraziarlo: ce l’abbiamo fatta. Tante cose, tutte insieme, difficili da assorbire mentre ancora devo metabolizzare il viaggio. In camera, la mappa su cui cominciai a tracciare la rotta del viaggio era ancora lì, appesa sopra al letto.

Sono stati giorni pieni di saluti, incontri, complimenti. Scoprire in quanti, durante questi mesi, ogni mattina curiosavano sulla pagina facebook Eurovespa per vedere se era apparso un nuovo “so far so good”, per scoprire dov’ero, arrivato è stato divertente. “Mi mancherà!” mi hanno detto. Anche a me, decisamente.

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Ho provato a scrivere diverse volte il racconto degli ultimi giorni, ma non ci sono mai riuscito. Le ultime strade, gli aneddoti divertenti, l’ospitalità degli amici: finiva tutto in una nebbia melanconica di parole confuse e alla fine ho rinunciato. Solo qualche giorno fa ho riaperto la cartella sul desktop e ho iniziato a riguardare le foto e i video per riordinarli. Sto pubblicando qualche scatto su Instagram, visto che non avendo con me uno smartphone non ho avuto modo di farlo durante il viaggio. Se voleste verderli, li trovate cercando il profilo “sciutte” o l’hashtag “Eurovespa”, ovviamente. Ho riaperto il quaderno tascabile degli appunti, riletto qualche pagina. Poco a poco, è come rivivere il viaggio: i ricordi arrivano, nitidi e vicini. In un certo senso, almeno personalmente, il viaggio non è ancora finito. È normale che sia così: ogni esperienza ha bisogno di un po’ di tempo per essere digerita ed Eurovespa per me è stata un’esperienza piena e intensa, da rivivere un po’ alla volta.

Con Peyton ci godiamo un po’ di riposo. Se piove posso lasciarlo al riparo, se il tempo è bello mi faccio portare al lavoro e magari, sulla via del ritorno, ci concediamo qualche piccola digressione di pochi chilometri. Tra qualche giorno lo porterò ai ragazzi di Motomeccanica, per dare una sistemata agli acciacchi peggiori. Se lo merita.

E adesso? Me lo sono chiesto io, me l’hanno chiesto in diversi. Adesso, innanzitutto, c’è da preparare tutte le scartoffie da inviare alla direzione del Guinness World Record, per chiedere la conferma del record. I file del GPS, gli scontrini, il libro dei testimoni, i riferimenti della pagina facebook, Eurovespa.it, gli articoli usciti sui quotidiani e on-line. Tra qualche mese avremo la risposta sull’approvazione e l’ufficialità.

Nei prossimi mesi Eurovespa diventerà un libro. E anche un documentario. Da scrivere e da montare e ci vorrà un po’ di tempo; ma sarà divertente lavorarci su. Chi mi conosce bene sa che per me il raccontare è parte dell’esperienza e del viaggio e che l’idea di scriverne ce l’avevo sin dall’inizio. L’ho fatto su Moto.it, lungo la strada, ma gli appunti che ho preso sono molti di più di quel che ho potuto inserire in quei pezzi. “Se tutto andrà bene…” dicevo già prima di partire “…ne verrà fuori un bel libro”. Tutto è andato più che bene e penso che meriti di essere raccontato. Le riprese invece le avevo iniziate quasi per gioco. Poi, strada facendo, ho mandato a casa un po’ di materiale e si è capito che qualcosa di buono si sarebbe potuto fare: il trailer pubblicato sul sito è stato un piccolo inizio; a brevissimo inizieremo a lavorarci come si deve.

Questo è tutto quello che, per ora, riesco a dire. Mi dilungherei in ringraziamenti e proverei a spiegare ancora le mie sensazioni, ma il risultato sarebbe ancora troppo confuso e melenso. Ci arriverò un po’ alla volta: che poi è lo stesso modo in cui ho affrontato ogni giorno il mio viaggio. Sognare in grande e poi realizzare il sogno facendo un passo per volta e il meglio possibile; liberi di andare, ovviamente, alla propria velocità.

Forse partirò a raccontare proprio da quella cena a Milano, il 3 di marzo. Una serata quasi primaverile. Nella stessa pizzeria e quasi con la stessa compagnia con cui cenammo quattro mesi prima, alla partenza. Se ci penso, mi sembra incredibile.

Nel frattempo, ho ripreso a far scorrere lo sguardo sul planisfero, ma ancora non riesco a immaginare dove andrà a posarsi.

Insomma: novità ce ne saranno e continueranno a essere pubblicate sulla pagina facebook e su Eurovespa.it. Come si dice in questi casi: stay tuned!

Un’ultima cosa. Riporto qui sotto le poche righe che ho scritto, a caldo, dopo l’arrivo a Pontedera, al Museo Piaggio. Per dire ancora una volta grazie a Giorgio Bettinelli e ai suoi libri, perché la prima pagina di Eurovespa, anche se ancora nemmeno avevo incontrato Peyton, in un certo senso iniziai a scriverla appena letta l’ultima di “Brum brum”.

Pontedera, 6 marzo 2015

“Caro Giorgio,

alla fine siamo arrivati. Poter parcheggiare per qualche minuto Peyton accanto alle tue Vespa è per me un sogno che si è realizzato. Glielo avevo promesso, che lo avrei portato a conoscere gli “zii”. Pensare a questo momento è stato un carburante che ci ha spinti a proseguire nei momenti più difficili del viaggio.

Non siamo arrivati fino a qui per raccogliere un’eredità o per paragonare il nostro viaggio a quelli che hai fatto tu. No, tu hai fatto cose irripetibili. Siamo venuti a trovarti semplicemente per ringraziarti.

Quando lessi “Brum brum” e mi innamorai dei tuoi viaggi e della tua scrittura, ancora non avevo incontrato Peyton e nemmeno immaginavo Eurovespa. Però tutto è partito da lì. Senza quel libro – senza i tuoi viaggi e le Vespa che ti hanno portato a spasso – avrei viaggiato e sognato, ma non così. Eurovespa, in qualche modo, nacque quel giorno e ho sempre sognato questo momento come arrivo perfetto.

Quindi, grazie di tutto Giorgio. Ti dedichiamo tutti i chilometri che abbiamo fatto per arrivare fino a qui, per avere il privilegio e l’emozione di parcheggiare Peyton accanto alle tue Vespa. Ne è valsa davvero la pena.”

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